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Carta delle Curiosita

  • Tagliere della Garfagnana:

Biroldo:  è un salume dalle origini molto antiche, il cui nome sembrerebbe derivare dall’epoca longobarda. Veniva confezionato con le parti meno nobili del maiale, come la testa, il cuore e la lingua, che venivano tagliate e bollite, conciate con sale e spezie amalgamate con il sangue del maiale. Infine il tutto veniva insaccato nella vescica o nello stomaco e quindi nuovamente bollito. E’ un presidio Slow Food, sostenuto dal Gal della Garfagnana.

Mondiola: Salame tipico della Garfagnana preparato con carni magre e grasse suine di prima scelta aromatizzate con spezie e pepe. L’ impasto viene insaccato in budello di suino, le estremità vengono legate in modo da conferire la tipica forma rotonda, al cui centro viene inserita una foglia di alloro che infonde un’ aroma unico nella lunga stagionatura di 30/40 giorni. Questo insaccato, relativamente magro, è un protagonista in Garfagnana degli antipasti a base di affettati, ma si può consumare anche bollito.

Manzo di pozza: Viene esclusivamente prodotto con carne proveniente da bovini adulti allevati in Garfagnana e nella Valle del Serchio; le parti dell’animale che vengono utilizzate sono prevalentemente la coscia oppure la parte migliore della spalla da cui vengono prelevati dei pezzi di carne di peso variabile da 2 a 4 chilogrammi. La tipicità del manzo di pozza non è determinata solo dalla scelta della carni migliori, ma dalla stagionatura che viene fatta in vasche di pietra dette “pozze”.

Prosciutto Bazzone: Il Prosciutto Bazzone della Garfagnana e della Valle del Serchio, dal 2004 Presidio Slow Food, viene prodotto ancora oggi rispettando in gran parte la vecchia tradizione contadina. Dopo la rifilatura, i prosciutti vengono sistemati in gruppi di 5-6 dentro una vasca di pietra di Cardoso con l’aggiunta di sale, pepe, spezie, alloro, aglio e rosmarino. Dopo circa 90 giorni i prosciutti vengono tolti dalle vasche, lavati e messi ad asciugare in celle adatte, con temperatura e umidità controllate. Una volta asciugati, vengono rivestiti da una camicia composta prevalentemente da pepe, poco aglio e spezie

  • Miele di spiaggia:  le api ronzano sulla macchia mediterranea del Parco di Migliarino San Rossore, posandosi su cisto, tamerice, corbezzolo, pitosforo, elicriso. Particolarmente aromatico, assorbe le caratteristiche dell’ambiente dunale reso irripetibile nel manto protettivo della Tenuta di San Rossore dove il tempo si è fermato. Gli aromi e il sapore di questo miele rammentano sensazioni remote. Caratteristiche rese ancora più interessanti dalla certificazione biologica. Il miele di spiaggia viene prodotto da una sola azienda situata all’interno del Parco per una produzione totale annua di circa 7 quintali.
  • Fondue Bourguignonne: è una tipica preparazione svizzera, che consiste nel rosolare dei cubetti di carne(preferibilmente controfiletto di manzo) nell’oliobollente e poi intingerli in varie salse.
  • Pierrade: non è altro che “di tutto un pò” fatto alla piastra, ovvero “un modo di cucinare in cui ogni commensale cuoce il suo pezzetto di carne o pesce su una piastra”. E’ la cena per stare in compagnia e sgobbare pochissimo, cioè, l’unica cosa che devi fare è tagliare a cubetti il cibo
  • TarteTatin: è un classico dolce della tradizione francese nato all’inizio del secolo grazie all’inventiva delle sorelle Carolina e StephanieTatin albergatrici a Loret-Cher, in Francia.In realtà sembra che, come di solito accade, questa buonissima torta sia nata a causa (sarebbe meglio dire per merito) di uno sbaglio.
    Le due sorelle Tatin, avevano nell’albergo due ruoli diversi, mentre la giovane Carolina si occupava di accogliere i clienti, Stephanie, cuoca provetta, si occupava della cucina: in particolar modo era apprezzata la sua buonissima torta di mele.
    La leggenda narra che, un giorno in cui l’albergo era pieno di cacciatori che aspettavano di poter pranzare, Stephanie si accorse di non aver preparato la sua torta di mele; senza farsi prendere dal panico corse in cucina, imburrò e cosparse di zucchero una tortiera, ci mise dentro le mele e la infornò. Solo dopo si rese conto di non aver foderato la tortiera con la pasta brisè! Ancora una volta Stephanieprese in pugno la situazione, ricoprì la tortiera con un solo strato di pasta e rimise tutto in forno. La storia finisce, naturalmente, con il lieto fine: infatti terminata la cottura, Stephanie rovesciò la torta su un piatto e la portò in sala dove fu letteralmente divorata. Era nata così la tartetatin…